Elogio della bicicletta elettrica

“La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare 18 al posto di un’auto, se ne possono spostare 30 nello spazio divorato da un’unica vettura. Per portare 40.000 persone al di là di un ponte in un’ora, ci vogliono 12 corsie se si ricorre all’automobile e solo 2 se le 40.000 persone vanno pedalando in bicicletta.”

Ivan Illich – Elogio della bicicletta

Nel 1973 Ivan Illich scriveva l’elogio della bicicletta. Il testo, che è insieme un saggio sociologico, un manifesto politico e un trattato urbanistico, parte dal tema del consumo energetico (siamo nel pieno della prima crisi petrolifera), e da lì sviluppa un’interessante analisi sulla dipendenza della società nei confronti dell’energia e della tecnologia, e sul ruolo del trasporto e della velocità. Il saggio parla di molti temi oggi al centro del dibattito sulla mobilità sostenibile, come la velocità del traffico urbano (sostenendo i vantaggi di una mobilità che scorre al ritmo di una bicicletta), i rischi di uno sviluppo urbanistico centrato sul trasporto ad alta velocità, che allontana i servizi dalle persone e distrugge il tessuto urbano, e l’efficenza della bicicletta in termini di utilizzo di spazio e congestione urbana. Più di tutto però, parla di come l’automobile sia diventata parte integrante della cultura del ‘900, e di come lo sviluppo futuro delle città e della società occidentale sarebbe dipeso dalle scelte effettuate riguardo la mobilità.

L’autore spiega come una tecnologia possa incorporare i valori di una società per cui è inventata, al punto che tali valori finiscono col dominare in ogni società che poi applichi questa tecnologia. Ci possiamo però chiedere: se questo avveniva in negativo per l’automobile, che è diventata irrimediabilmente un fattore negativo per lo sviluppo urbano, può avvenire al contrario con la bicicletta, che può incarnare un nuovo approccio alla mobilità e guidare il cambiamento culturale necessario al rinnovamento urbano? E perché, a parte poche fortunate eccezioni, lo sviluppo di un modello di mobilità alternativo non c’è stato, e oggi ci troviamo a dover lottare per riconquistare ogni singolo metro di pista ciclabile e per ogni piccola conquista?

Forse la difficoltà di questa conversione è legata al fatto che cambiare i paradigmi della mobilità è complesso, va contro gli interessi di tanti e richiede uno sforzo notevole. Spesso questo sforzo, a torto o a ragione, sembra invalicabile: le distanze sono troppo lunghe, le temperature troppo rigide, e le borse della spesa troppo pesanti per la bicicletta.

La bicicletta a pedalata assistita fa però cadere ogni scusa: distanze di 5-10km non sono più un problema, così come le salite e il trasporto di piccoli carichi (per trasporti più grossi ci sono sempre le cargo bike). L’ampia gamma di modelli oggi presenti fa si che anche il costo non sia una barriera. Oggi abbiamo a disposizione un mezzo che permette veramente a tutti di muoversi in modo sostenibile, sano e divertente, per cambiare le nostre città e le nostre abitudini di trasporto.

La vera rivoluzione della mobilità sostenibile, non sono le auto elettriche (che inquinano meno, ma occupano lo stesso spazio di un’auto a combustione interna), ma le biciclette elettriche, che estendono all’infinito il potenziale di una bicicletta tradizionale, senza stravolgerne l’uso.

Le biciclette elettriche sono arrivate per restare, come testimoniato anche da un recente report redatto da Deloitte, secondo cui l’industria delle e-bike assisterà ad una crescita dirompente nei prossimi anni in tutto il mondo, portando a pedalare anche chi esiterebbe ad usare una bici tradizionale. Le amministrazioni studiano i migliori modi per incentivare il settore, sviluppando best practices (si veda ad esempio il report “The Case for a UK Incentive for E-bikes“, e anche in Italia qualcosa si muove, con incentivi sia locali sia nazionali dedicati alle e-bikes.

Da qualche mese anche l’Università degli Studi di Bergamo è impegnata in un progetto destinato alla promozione degli spostamenti in e-bike dei dipendenti dell’ateneo, in collaborazione con EbikeMe. Crediamo che Bergamo sia territorio ideale per le biciclette a pedalata assistita, proprio per le caratteristiche del territorio (un hinterland abbastanza diffuso e un’orografia non proprio pianeggiante) e che l’università possa rappresentare un catalizzatore importante del cambiamento.

Per convertirsi alla bicicletta o all’e-bike spesso basta provarci: cercate un rivenditore di e-bike e provatene una, chiedetela in prestito ad un amico o cercate iniziative e fiere in cui sono organizzati dei test (come ad esempio bikeup, che si terrà a Bergamo dal 27 al 29 marzo). La sensazione di muoversi liberamente e senza sforzo, senza inquinare e a costo limitato, non vi farà più tornare indietro.

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photo credit Kurt:S

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